Burocratizzazione, da Omceo Padova una vibrata denuncia
Doctornews - 28 febbraio 2011
«La burocratizzazione sta subordinando alla propria logica le stesse basi morali dell'assistenza sanitaria, rimodellando profondamente le forme e i contenuti dell'attività medica». Non usa giri di parole l'Ordine dei medici di Padova nel comunicato stampa con cui, nei giorni scorsi, ha denunciato il circolo vizioso di moduli, timbri e adempimenti che sta progressivamente risucchiando i medici italiani. Una spirale che negli ultimi mesi si è fatta ancora più soffocante: prima la certificazione on line, poi l'attestazione delle esenzioni per reddito e infine la segnalazione delle patologie invalidanti ai fini della patente di guida. Urge un'inversione di tendenza, perché altrimenti i medici rischiano di esplodere come una pentola a pressione. Questo almeno è quello che pensa il presidente di Omceo Padova Maurizio Benato, che riveste anche la carica di vicepresidente della Federazione degli ordini.
Presidente, perché un comunicato alla stampa sull'insostenibile peso della burocrazia?
«Il fatto è che la burocrazia sta invadendo ogni aspetto della nostra professione: certificati, procedure medico-legali, comunicazioni il cui unico scopo è quello di fare da tramite tra uffici della pubblica amministrazione che altrimenti non si parlerebbero. La burocrazia è un elemento di disturbo nel rapporto medico-paziente, perché toglie spazio alla comunicazione. Chi governa dovrebbe sempre tenere a mente questo principio quando delega ai medici competenze che non appartengono alla professione, ma abbiamo la sensazione che ultimamente molti lo abbiano dimenticato».
Nel comunicato ricordate che la medicina «non va considerata al livello di una delle tante attività burocratiche e amministrative dello Stato» e vi appellate a politici e amministratori perché garantiscano «la dignità e il decoro di chi la pratica». Ci sperate seriamente?
«Con questo comunicato abbiamo voluto innanzitutto lanciare un segnale ai medici: gli Ordini sono vicini al vostro disagio, un disagio che poi si traduce in "burn-out" o stress insostenibile. Poi abbiamo cercato di portare il problema all'attenzione della politica. E infine abbiamo mandato un messaggio alle sigle sindacali, affinché si facciano carico della questione sui tavoli di loro competenza, quelli contrattuali e convenzionali».
La burocrazia incalza, d'accordo. Non crede tuttavia che per attenuarne il peso i medici dovrebbero anche migliorare o rinnovare la loro organizzazione di lavoro?
«Certamente e su questo fronte si sta già lavorando intensamente: integrazione ospedale-territorio, percorsi di cura, sviluppo delle medicine di gruppo, incremento del personale di segreteria e di supporto. Però siamo in mezzo al guado: la trasformazione è in atto ma non è ancora giunta a compimento e come se non bastasse, per portarla a compimento occorrono risorse che spesso non ci sono. Intanto, il disagio dei medici appartiene al presente».















