Don Dante Carraro: «Per intercettare la malattia bisognerebbe misurare la temperatura due volte al giorno»
«Ci sono già protocolli codificati a livello nazionale ed internazionale rispetto al virus Ebola come per altre malattie provenienti da paesi stranieri, di fronte ai quali i provvedimenti locali perdono il loro valore». Invita alla serenità Maurizio Benato, presidente dell'Ordine dei medici.

A margine del convengo "Cooperazione internazionale e tutela della salute: ruolo della professione medica e odontoiatrica" che ha raccolto, insieme a don Dante Carraro, direttore medici con l'Africa Cuamm, numerosi medici con alle spalle esperienze umane e professionali in Africa, è emerso chiaro un messaggio: l'ordinanza del sindaco leghista Massimo Bitonci è inutile. «Rispetto a Ebola stiamo tranquilli», ha scandito Benato, «la rete sanitaria attivata è tale per cui è quasi impossibile filtri un caso in Italia. Oltretutto si tratta di un'epidemia circoscritta anche in Africa ad alcuni paesi: è endemica, significa che ci sono sempre dei casi nei paesi coinvolti, ma non in altre aree dello stesso continente. Inoltre, voglio sottolineare che il 90% dei casi se preso in tempo guarisce e questo vale anche per la maggior parte delle malattie che arrivano da paesi stranieri. In Africa e, in generale, nei paesi poveri, sono i fattori sociali quelli che determinano il proliferare delle malattie: malnutrizione e cattiva igiene ai primi posti». Accanto al presidente dei medici, don Dante Carraro che è tornato dai paesi colpiti da Ebola appena venerdì sera: «A settembre», conferma, «sono stato in Sierra Leone e poi in tour tra Etiopia, Mozambico e Angola. Siamo molto preoccupati perché, malgrado le misure sanitarie, i nuovi casi in Africa aumentano ogni giorno. Ma siamo anche fiduciosi di contrastare l'epidemia. Penso che anche la preoccupazione padovana sia sana perché consente d'essere coscienti e allerta. Tuttavia, non bisogna essere allarmisti. Non conosco ancora l'ordinanza del sindaco, ma penso sia importante seguire le linee guida sanitarie nazionali ed internazionali che sono efficaci. Inoltre voglio ricordare che c'è da avere paura quando il sistema sanitario è fragile: qui, invece, vantiamo una delle sanità più solide e strutturate. Un certificato di sana e robusta costituzione serve per fare sport, non certo per misurare la pericolosità del virus Ebola o di un'altra malattia. In particolare, Ebola diventa concretamente infettiva e dunque pericolosa per gli altri quanto hai la febbre superiore a 38,6 gradi (criterio internazionale), considerando il tempo di incubazione di 21 giorni, di certificati ne servi- rebbero due al giorno, uno al mattino e l'altro la sera. I nostri medici rientrati, infatti, continuano a misurare la temperatura al mattino ed al pomeriggio per i giorni a seguire».
I giovani medici specializzandi padovani vanno contro corrente rispetto all'ordinanza bitonciana e si dicono pronti a partire per l'Africa per prestare soccorso dei malati: quest'anno le richieste hanno sfiorato il centinaio, ma il Cuamm con la sua capacità ricettiva, ha potuto rispondere solo a 15 di loro.
di Elvira Scigliano
Il Mattino di Padova - 19 ottobre 2014