I due Trsm accusati di abuso di professione per lo svolgimento di indagini radiologiche senza la presenza del medico, erano stati assolti lo scorso 4 luglio dal Tribunale di Lucca in quanto, per i giudici, "il fatto non sussiste". Da parte dei tecnici "non vi è stato alcun esercizio di compiti propri del medico specialista" e le immagini venivano refertate a distanza grazie ai mezzi tecnologici.

E' stato pubblicato il testo della sentenza con cui, il Tribunale di Lucca, lo scorso 4 luglio ha assolto in primo grado i due tecnici di radiologia, il direttore sanitario e un medico radiologo operanti presso la Casa della Salute di Marlia accusati di aver esercitato abusivamente la professione. Per i giudici "il fatto non sussite". La questione riguardava lo svolgimento di indagini radiologiche senza la presenza del medico. In pratica i due tecnici eseguivano la procedura della tele-radiologia, cioè la radiografia, che veniva poi inviata per via telematica al medico per la diagnosi.

Nella sentenza di assoluzione si spiega che "da parte dei tecnici di radiologia non vi è stato alcun esercizio di compiti propri del medico specialista in radiologia, alcuna indebita invasione di campo, men che meno sotto il profilo del dolo, bensì il corretto e ordinario svolgimento dei compiti loro propri". Infatti, la legge n. 25 del 31 gennaio 1983, prevede che i tecnici sanitari di radiologia medica siano autorizzati ad effettuare direttamente, su prescrizione medica anche in assenza del medico radiologo, i radiogrammi relativi agli esami radiologici dell'apparato scheletrico, del torace e dell'addome, senza mezzi di contrasto, secondo le indicazioni di carattere generale preventivamente definite dal medico radiologo, sia nel servizio radiologico centralizzato che nelle strutture decentralizzate.
Con il sistema di telerefertazione a distanza in uso al Marlia, le immagini prodotte venivano inviate attraverso il sistema RIS PACS all'Ospedale Campo di Marte di Lucca dove venivano lette e refertate da un medico radiologo, in ottemperanza delle Linee guida per l'assicurazione di qualità in teleradiologia prodotte dall'Istituto superiore di sanità (2010).

Nel dispositivo si aggiunge, inoltre, che a Marlia si praticava radiologia di base, e quindi la dose di esposizione alle radiazioni per esame era inferiore alla millisivert (mSv), dosaggio scientificamente considerato entro assoluti range di sicurezza per la salute pubblica.
Infine, viene spiegato come, le persone che si recavano presso il Distretto sanitario di Marlia per svolgere esami radiologici di base senza mezzi di contrasto, erano tutte munite di prescrizione del proprio medico curante. I tecnici di radiologia si erano inoltre curati di chiedere loro se fossero o meno in stato di gravidanza facendo sottoscrivere una dichiarazione liberatoria, così come previsto dalla direttiva rappresentata dai Documenti Sirm (Società italiana radiologia medica) 2010-2012 relativa ai consensi informati.

Ufficio stampa FNOMCeO - 5 ottobre 2014