Non solo aule sovraffollate e atenei in tilt. L’effetto dei ricorsi accolti dal Tar, che hanno permesso l’immatricolazione con riserva a 5mila aspiranti medici bocciati ai test del 9 aprile 2014, sembra ripercuotersi anche su coloro che hanno superato il test regolarmente.

«Io che ho passato il test, ho dovuto lasciare la mia città, Brescia, per andare a fare medicina a Parma, spendendo 600 euro al mese per una stanza in convitto, e c’è gente che invece era stata bocciata ma grazie al ricorso al Tar si ritrova a fare l’Università a due passi da casa» spiega alla stampa uno dei vincitori del test dell’8 aprile. Il ministero, peraltro, ha emanato due note una di seguito all’altra che, se possibile, hanno complicato le cose. Nella prima emanata a settembre venivano messi dei paletti molto stretti per i 5.000 riammessi dal Tar, i quali nella scelta dell’ateneo avrebbero dovuto optare per quello con il minimo scarto tra il primo in graduatoria e il punteggio del ricorrente. Un intervento corretto, sull’onda delle polemiche sollevate, da una nota successiva nella quale si affermava che ai ricorsisti era concesso di iscriversi alla prima scelta. E proprio quest’ultima nota ha determinato le reazioni dei vincitori del concorso che si sentono discriminati sia nella scelta della sede sia per i disagi organizzativi, visto che l’arrivo di quelli che hanno fatto ricorso ha costretto a fare lezione seduti per terra» come spiega una studentessa. La vicenda non sembra destinata a concludersi a breve e potrebbe essere una prova generale della ventilata abolizione del test per una selezione a metà o alla fine del primo.

Marco Malagutti - Doctor33 11 novembre 2014