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Carriera del medico ospedaliero distinta in professionale e manageriale, e possibilità di essere assunti negli ospedali con lo stipendio della caposala (DSuper) senza avere il titolo di specialista: sono due novità del disegno di legge che riforma l'accesso dei sanitari al Ssn presentato dal Ministero della Salute e pronto per essere girato all'Istruzione.

Se il Parlamento approverà la bozza, entro il 2015 potremmo avere insieme la revisione dei titoli di formazione per l'accesso al Ssn e quella della durata delle scuole di specializzazione.
Insomma, ecco delle chance per il classico chirurgo mani magiche che non vuol saperne di problemi di budget. «Una vittoria per noi, ma va "coltivata"», dice il presidente Cimo Riccardo Cassi. «La carriera sulla base di qualità professionali è una battaglia che sosteniamo da un anno e mezzo; ma per ottenerla va cambiata la legge. La valutazione dei responsabili di struttura avviene in prevalenza su aspetti di gestione anche perché fin dal '93 i medici Ssn furono fatti af ferire al ministero della Funzione pubblica e parificati al resto dei dipendenti della Pubblica amministrazione. Per legittimare avanzamenti di carriera impostati in modo diverso dagli altri dipendenti pubblici occorre che il nostro contratto sia peculiare rispetto a quello della pubblica dipendenza. Apprezziamo la volontà del ministro della Funzione pubblica Marianna Madia di tenerci fuori dal ruolo unico della Pa, ma per evitare che il percorso si impantani occorre mettere le mani sull'impianto legislativo di 20 anni fa. Abbiamo chiesto di afferire direttamente al Ministero della Salute.

In tal senso si muove anche un emendamento del presidente Fnomceo Amedeo Bianco alla legge Madia e noi lo appoggiamo». Su accesso e formazione il percorso sembra più in salita. Il governo pare interessarsi alle sorti di quei 4 mila medici che, laureati, non  troveranno posto nelle specializzazioni, e ne prevede l'impiego immediato con la possibilità di specializzarli in seguito accogliendoli in sovrannumero nelle scuole di specialità. «È una proposta giusta in linea di principio, ma per ora purtroppo prescinde da un corretto calcolo dei fabbisogni, al quale l'Università dovrebbe sempre attenersi», lamenta Cassi. «Inoltre, per far entrare i "nuovi", specialisti e no, prevede la soppressione di posti a ruolo, oggi appannaggio di specialisti consolidati. Né è scontato che tutti i futuri specialisti saranno assunti nel Ssn. Il timore è che si torni all'assistente di una volta, sottopagato, senza risolvere il problema della disoccupazione».

L'Associazione Italiana Giovani medici-Sigm rileva come si creeranno due tipologie di specialisti: quelli che entrano nel Ssn già specializzati e i neoassunti da specializzare. Si prefigura quindi l'impiego di personale «non specializzato a basso costo, sottopagato a rapido turn-over, malformato presso strutture periferiche dei  vari servizi sanitari regionali» oltre che vulnerabile alla concorrenza estera, e con problemi logistici a seguire le scuole di specialità universitarie in centri lontani dagli ospedali periferici dove secondo la bozza potrà essere impiegato. Sigm chiede che regioni e ministeri non abbattano le piante organiche e che il personale «non specialista assunto non sostituisca personale strutturato. E le assunzioni vanno fatte prima nelle strutture con performance assistenziali uguali o superiori ai valori mediani della regione di riferimento».
 
Mauro Miserendino - Doctor33 - 14 novembre 2014